Tu salvati

Autore: Paolo Valentino
Anno edizione: 2019
Editore: SEM

Per un istante ha il desiderio di voltarsi e a passo svelto tornare dentro il baretto, infilarsi oltre il biliardino, oltre il tavolino col mazzo di carte napoletane abbandonato, raggiungerla, prenderla per le spalle, dolcemente – anzi no, con forza e dirle: ”Galdina, vieni con me, andiamo a scuola. Si sistema tutto, lo sai”. Non lo fa…

Durante la fine degli anni ’90, in una provincia di Milano, una diciassettenne si toglie la vita gettandosi dal tetto di un edificio. È Galdina Castaldi, Miss Cesso del Liceo 1993, una ragazza considerata così sgraziata e antipatica che nessuno si stupisce del suo gesto. Quel suicidio, però, rappresenta una svolta dolorosa per la vita di altre persone. Arianna viene da una buona famiglia, ha ottimi voti a scuola, ma è piena di rabbia e in conflitto con la madre. Davide, un ragazzo solitario e silenzioso, ha un dolore di cui non riesce a parlare perché deriva da un male che è diventato per lui motivo di scherno. Carla ha custodito per troppi anni un segreto che ha paura di dimenticare. Bice Righetti è un’insegnante che ha perso l’amore per il suo lavoro e non ha simpatia per gli studenti, da anni si è chiusa in se stessa e non si accorge di ciò che le succede intorno.

Il romanzo è diviso in 4 sezioni che potremmo identificare come gli stadi di un cambiamento: racconta, infatti, di un’evoluzione verso la salvezza. La lettura coinvolge sin dalle prime pagine, ma è a metà del libro che diventa irrefrenabile, quando delicatezza e asprezza si alternano per trovare un equilibrio.
Tu salvati è un romanzo capace di essere delicato e crudo nello stesso tempo: delicato perché racconta il dolore nascosto di quattro persone, un dolore da cui nascono pensieri inconfessabili; crudo perché la narrazione avviene attraverso un linguaggio realistico, mettendo in scena situazioni davanti a cui il lettore vorrebbe chiudere gli occhi o mettersi a urlare.
Paolo Valentino racconta la fragilità dell’adolescenza, i dubbi e le paure che attanagliano i giovani in un periodo della vita in cui iniziano a interrogare se stessi. In quell’età non ci si conosce e il mondo può sembrare un luogo ostile se non si trova un posto da occupare. Da questo senso di non appartenenza può nascere insicurezza e in alcuni casi un rapporto conflittuale persino con la propria famiglia. Nel migliore dei casi quella fragilità si nasconde dietro un capriccio, nel peggiore dietro atti crudeli. Per qualcuno le insicurezze che germogliano in questa età avranno un peso per il resto della vita.
L’autore decide di far raccontare il romanzo ai protagonisti riservando al lettore la possibilità di occupare uno spazio nella loro mente. Ognuno aggiunge un dettaglio, un pezzo di verità per giungere a una consapevolezza: nessuno si salva da solo!

Carla ripensa a quante volte ha divaricato le gambe delle donne, anche quando quelle piangevano in preda al terrore di quanto stava per succedere, a quante volte ha visto quei corpi aprirsi del tutto di fronte a lei. Ci vuole una grande fiducia per affidarsi a quel modo alle mani di qualcun altro. Una grande fiducia, oppure una grande disperazione.

Lo scrittore milanese ha la capacità di rendere i personaggi reali: si avverte la delicatezza di Davide, il suo sentirsi a disagio, invisibile, su un pullman pieno di coetanei; si percepisce l’insicurezza e la voglia di ribellione di Arianna, che nel momento in cui acquista coraggio perde le difese; si prova un senso di commozione davanti alla perdita di potere di Carla sul corpo e sulla mente.
Ma è Bice Righetti che fa breccia nei cuori. Bice è una professoressa che non ha più trasporto per il suo lavoro, non prova empatia per gli alunni, è stata prosciugata del suo amore e privata di una verità e della voglia di cercare e fare domande. A Bice appartengono tutti i tratti che un personaggio principale dovrebbe avere: le azioni contrastanti la rendono umana, la coerenza con il suo essere la rende credibile, ma sopratutto subisce il cambiamento che è il motore del racconto. Un incontro con la nonna e un nome pronunciato per sbaglio sono il punto di inizio di una storia che si dipana su due linee narrative parallele: ad arricchire e giustificare il presente c’è una storia secondaria che si vorrebbe conoscere meglio.
I personaggi sono ben caratterizzati, è facile immaginarli come quelle persone che la sera si denudano dei vestiti, ma non dei pensieri e a letto restano sveglie perché hanno un martello pneumatico in testa.

Adesso non ci vuole pensare. Non ci pensa da anni, almeno non di sua volontà. Perché poi, purtroppo, ai sogni e ai pensieri non puoi mettere un freno. Quando arrivano arrivano, e se devono far male lo fanno.

Ogni personaggio compie azioni impossibili da cancellare con conseguenze che li accompagneranno per tutta la vita, ricordandogli dove avrebbero voluto essere e dove non vorrebbero più tornare.
È un romanzo che fa nascere interrogativi come: quanto le nostre azioni condizionano le vite degli altri? L’autore ci mostra la differenza tra sentirsi responsabili ed essere colpevoli, ma anche l’importanza dei gesti e delle parole nel mare di solitudine in cui navigano le persone.
La parola magica di questo romanzo è fiducia. A volte, per salvarsi c’è bisogno di affidarsi a qualcuno che ci aiuti ad abbattere quei muri costruiti dalla disperazione, muri che mostrano una sola via possibile. In questa chiave di lettura il titolo del romanzo acquista un valore potente: è un invito, un’esortazione, un richiamo e una preghiera a non lasciarsi andare.
Tu salvati!

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