Le onde

Autore: Virginia Woolf
Eitore: Einaudi
Anno edizione: 2014

Una veduta, un’emozione creano nella mente un’onda di ritmo molto prima che si abbiano le parole per riempirlo.

Sei amici si alternano in un monologo. Nei loro soliloqui <dicono> fatti e vite, e <pensano> riflessioni e sogni: la scuola e i giochi, i segreti e gli abbandoni, le rispettive famiglie e i desideri. Le voci si confondono nel tempo che passa, trasformando i bambini in ragazzi e in adulti; le voci si confondono in un unico fiato, come un’onda che racconta l’esistenza di ciascuno dei sei, e non solo la loro.

Le onde di Virginia Woolf è un viaggio in una dimensione immateriale. Un’opera unica, “rivoluzionaria” nel contenuto e nella forma. Non c’è una trama, è una mente che sente e pensa l’ineffabile. Tutto ciò che appartiene al racconto delle vite dei personaggi è il non-detto che si può percepire attraverso i loro sentimenti, ricordi, sofferenze, passioni, rimpianti e paure. A dare una forma alla narrazione è il ritmo, non a caso, Le onde è prima di tutto un libro sul tempo in tutte le sue dimensioni. C’è la dimensione lineare della vita umana, dalla nascita alla morte; una dimensione ciclica della natura e dell’incessante ripetersi dei momenti della giornata; e infine la dimensione psicologica dei personaggi, che nell’atto del pensare si sentono bloccati in una realtà eternamente presente.

L’opera è composta da un’elaborata struttura, interludi e soliloqui si alternano dividendola in nove episodi. I primi raccontano il puro passaggio del tempo nella sua dimensione lineare, il trascorrere dei giorni, dal chiarore del sole che illumina, al progredire di un’ombra che oscura.
I secondi, sono dei soliloqui drammatici. Monologhi interiori in cui le voci dei personaggi sono dei flussi di coscienza attraverso i quali i protagonisti parlano a se stessi. Parole non scambiate che assumono una maggiore intensità proprio perché si rivolgono a una presenza interiore in lotta per costruire un’identità, messa costantemente alla prova dalle continue evoluzioni e rotture.
Ogni personaggio è ben definito e riconoscibile, la loro alternanza non genera confusione. Come abbiamo già detto, al centro dell’opera non c’è una trama, una storia che gira intorno a un protagonista, ma dei caratteri: gli ideali, le ossessioni e le paure si ripetono per tutta l’opera delineando dei caratteri che potrebbero appartenere a più persone o convivere nella stessa.
Nei protagonisti Virginia Woolf ha riversato diverse caratteristiche autobiografiche, dall’amore per i vestiti di Jinny all’urgenza di scrivere di Bernard.
Ma è senza dubbio Rhoda che colpisce per la sua drammaticità. In questo personaggio è tangibile un conflitto interiore conturbante. Rhoda non riesce a creare una propria identità, seppur momentanea; è incapace di riversare e far conciliare il suo mondo interiore con l’esterno. È una mente che precipita in un abisso che conduce alla solitudine. È sempre a lei che Virginia Woolf affida il tema della morte.

È la mia faccia, – disse Rhoda, – quella nello specchio alle spalle di Susan – è la mia faccia. Mi riparerò dietro di lei per non vedermi, perché io non sono qui. Non ho una faccia. Le altre sì, ce l’hanno, Susan e Jinny ce l’hanno, eccole lì. Il loro mondo è reale. Le cose che toccano sono concrete. Dicono di sì e di no, mentre io cambio, mi trasformo sono trasparente. […] Sorridono davvero, si arrabbiano davvero, mentre io devo sempre prima guardarmi intorno per vedere cosa fanno le altre, e farlo anch’io.

Il personaggio più complesso è Bernard, a cui la Woolf affida la parte finale dell’opera e le riflessioni sulla scrittura e sulla parola nella sua capacità di cogliere la vita.

Ora ricomincia a battermi dentro il petto il ritmo familiare; parole che finora giacevano addormentate d’un tratto si tirano su, scuotono la chioma, si levano e ricadono, ricadono e si levano. Sì, sono un poeta. Sono senz’altro un grande poeta. Le barche e i giovani che passano e gli alberi lontani, “le fontane a cascata di alberi pendenti”: vedo e sento tutto. Mi sento ispirato. Gli occhi mi si riempiono di lacrime. E mentre provo tutto ciò, incito al galoppo il mio delirio, che schiuma, diventa artificioso, falso. Parole e parole e parole che vanno a briglia sciolta – galoppano con le loro lunghe chiome e la coda al vento; ma per una colpa tutta mia non riesco ad abbandonarmi in groppa a loro, non riesco a volare con loro, mettendo in fuga donne e borse della spesa.

Attraverso il movimento dell’onda è possibile individuare un movimento dell’esistenza umana. È proprio nell’accostamento di questi due ritmi che nasce l’altro tema dell’opera, quello dello <<sforzo>>. È sempre a Bernard che la scrittrice affida il compito di introdurlo, descrivendo il vivere come un atto eroico. Lo sforzo non domina le onde, ma le sfida cercando di resistere di fronte a questa forza imponente. Anche se ogni tanto prevale il desiderio dei personaggi di fermarsi nel qui e ora, il susseguirsi dei giorni della settimana e l’eterno ritorno dei momenti che scandiscono una giornata svelano la necessità di andare avanti, anche dopo una morte, perché il mondo intorno non si arresta.
Se l’uomo restasse fermo, cercando di rifuggire l’incontro con l’inesorabilità del tempo, con il movimento esterno (rappresentato nell’opera dal ritmo ciclico di un’alba, un tramonto, il canto degli uccelli e le onde), quest’uomo smetterebbe di vivere o continuerebbe a farlo sprofondando in una stasi.

Tuttavia, la vita è piacevole, è tollerabile. Il martedì segue al lunedì, poi viene il mercoledì. La mente cresce ad anelli, l’identità si fa più robusta, il dolore nella crescita viene assorbito. Aperto, chiuso, aperto, chiuso, con un ronzio e un vigore crescente, la febbre e la fretta della giovinezza si piegano al servizio di tutto l’essere, che sembra espandersi e contrarsi come la molla di un orologio. Come va veloce la corrente da gennaio a dicembre! Siamo trasportati da un torrente di cose divenute così familiari che non fanno più ombra. Galleggiamo, galleggiamo…

Per comprendere Le onde ci vuole pazienza, è una lettura lenta, musicale, che segue una cadenza ritmica. È una scrittura poetica, lirica, ma allo stesso tempo fluida. È un fluire di immagini e di pensieri rappresentato appunto dal ritmo eternamente mobile delle onde.
Le onde è un’opera in cui andare a cercarsi. Racconta un’intimità e una fragilità umana difficile da definire a parole, descrive l’uomo nel suo sforzo di restare a galla senza lasciarsi trasportare in basso da una corrente che non può controllare. Racconta la difficoltà di creare un’identità solida, costantemente in bilico tra unità e separazione.
L’onda è un momento, un movimento, un’emozione travolgente, da cui non si può e non si deve fuggire, ma si deve affrontare e capire per non ricadere in movimenti sbagliati, per non restare nell’immobilità, per non abbandonare questa vita.
La parola magica di questo romanzo è l’immagine a cui l’onda, il ritmo e il movimento danno forma: energia.

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