Marina

Autore: Carlos Ruiz Zafón
Anno edizione: 2016
Editore: Mondadori

Non sapevo ancora che, prima o poi, l’oceano del tempo ci restituisce i ricordi che vi seppelliamo. Quindici anni più tardi, mi è tornato alla mente quel giorno. Ho visto quel ragazzo girovagare nella bruma della stazione Francia e il nome di Marina si è infiammato di nuovo come una ferita recente. Tutti noi custodiamo un segreto chiuso a chiave nella soffitta dell’anima. Questo è il mio.

Barcellona, fine anni Settanta. Óscar Drai è un giovane studente che trascorre gli anni della sua adolescenza in un cupo collegio della città catalana. Colmo di quella dolorosa energia così tipica dell’età, fatta in parti uguali di sogno e insofferenza, Óscar ama allontanarsi non visto dalle soffocanti mura del convitto, per perdersi nel dedalo di vie, ville e palazzi di quartieri che trasudano a ogni angolo storia e mistero. In occasione di una di queste fughe il giovane si lascia rapire da una musica che lo porta fino alle finestre di una casa. All’interno, un antico grammofono suona un’ammaliante canzone per voce e pianoforte. Nel momento in cui sottrae l’oggetto e scappa, è sopraffatto da un gesto che risulta inspiegabile a lui per primo. Qualche giorno dopo tutto gli apparirà tanto chiaro quanto splendidamente misterioso. Tornando sui suoi passi per restituire il maltolto, infatti, Óscar incontra la giovane Marina e il suo enigmatico padre, il pittore Germàn. E niente per lui sarà più come prima. Il suo innato amore per il mistero si intreccerà da quel momento ai segreti inconfessabili del passato di una famiglia e di una Barcellona sempre più amata: segreti che lo spingeranno non solo alla più lunga fuga mai tentata dal detestato collegio, ma anche verso l’irrevocabile fine della sua adolescenza.

Riaprii gli occhi. Un volto mi sorrideva. Occhi brillanti e giallastri che luccicavano, privi di vita. Occhi di vetro in un volto intagliato nel legno smaltato. Allora sentii Marina, accanto a me, soffocare un urlo.

Zafón è Zafón. È incredibile come una storia raccontata bene, riesca a catturare completamente l’attenzione del lettore tanto da portarlo a divorare un libro. Anche se il romanzo in questione è lungo 308 pagine. Anche se, non è soltanto una storia, ma tanti ricordi legati tra di loro. Anche se, ogni storia è raccontata da personaggi diversi, e in ognuno l’impronta di Zafón è tangibile.
Anche se, ogni ricordo, è talmente avvincente e ricco di particolari da suscitare interesse e curiosità come un racconto a sé.
I motivi per cui è un romanzo che andrebbe letto sono molteplici, a partire dalla struttura. Il racconto di ogni personaggio si lega e va a completare quello di un altro, senza creare confusione tra eventi e nomi. Ogni storia è un tassello prezioso per ricostruire un mistero che affonda le radici nel passato e la curiosità di conoscere la verità aumenta progressivamente pagina dopo pagina. La scrittura è la ragione della scorrevolezza. Vivida e intensa, riesce a stimolare l’immaginazione del lettore e a dare forma al gotico e al mistero che tessono la trama dell’opera. La descrizione dei luoghi è quella parte del libro che in questo caso proprio non vorresti saltare. É una rappresentazione per nulla noiosa, nonché il riflesso di uno stato d’animo che muove i personaggi.

Marina è il romanzo più indefinibile da classificare, ma anche il più personale di Zafón, come egli stesso ci tiene a precisare all’inizio del libro. È un’opera adatta a tutti, giovani e adulti. E questo perché, non è solo una trama avvincente e ben raccontata, in cui fantasy e horror si mescolano, ma è una finestra sulla natura umana, il modo di pensare e sentire di un’esistenza di fronte ai grandi temi della vita: l’amore e la morte. Per i quali, forse, l’animo umano sarebbe disposto a lasciarsi corrompere.
Tempo è la parola magica di questo romanzo. Il tempo restituisce la memoria di quei ricordi impossibili da abbandonare. Ma i ricordi di una storia non sono mai uguali per tutti e forse, alla fine, “ricordiamo solo quello che non è mai accaduto.”

Avevo sempre pensato che le vecchie stazioni ferroviarie fossero tra i pochi luoghi magici rimasti al mondo. I fantasmi di ricordi e di addii vi si mescolavano con l’inizio di centinaia di viaggi per destinazioni lontane, senza ritorno.

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